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01 La compressione secondo zio Paperone

Ricordo un fumetto letto da bambino tanti anni fa. Ecco la storia: zio Paperone ha escogitato una straordinaria speculazione edilizia; grazie ad una mirabolante invenzione di Archimede Pitagorico, può costruire dei palazzi apparentemente normali visti dall'esterno, ma dotati della proprietà di rimpicciolire a dimensioni minuscole qualsiasi persona o cosa vi entri, salvo far loro riacquistare le proporzioni naturali quando compiono il percorso inverso ed escono nuovamente sulla strada. Così, visti da dentro, i palazzi di zio Paperone sono degli immensi grattacieli, i cui numerosissimi abitanti, nel passaggio dal mondo esterno alla ridotta realtà interna, conservano intatte le loro caratteristiche individuali.

E il papero più ricco e avaro del mondo può continuare ad accumulare ricchezze, grazie al rapporto per lui estremamente vantaggioso tra il costo dei terreni acquistati e l'incasso ricavato dalle vendite della moltitudine di appartamenti esistenti all'interno dei palazzi.

Che cos'è questa storia – ho riflettuto molti anni dopo – se non la miglior metafora possibile del concetto di compressione?

La compressione è appunto questo: l'atto di ridurre lo spazio occupato da un oggetto, agendo sugli elementi costitutivi dell'oggetto stesso.

Ma in termini informatici ciò significa che l'oggetto è un file o un insieme di file, e cioè un insieme di bit. Dal che consegue che comprimere un oggetto simile – costituito unicamente da una quantità finita di 1 e di 0 – non può significare altro che diminuire il numero di 1 e di 0, ovvero di bit, che lo compongono.

Tale operazione è sostanzialmente differente dai tipi di compressione che possiamo osservare nel mondo fisico, ad esempio dalla compressione che una pressa effettua sulla carcassa di un'automobile. In questo caso, infatti, la quantità di materia di cui è costituita l'automobile non diminuisce a causa dell'azione della pressa: finisce semplicemente per occupare meno spazio, diventando allo stesso tempo più densa. Potremmo dire, semplificando, che il numero di particelle di cui è costituita l'auto rimane invariato, mentre varia - diminuendo in modo inversamente proporzionale alla pressione applicata - lo spazio che le separa.

I bit che costituiscono un file, invece, non si avvicinano tra loro in seguito alla compressione, diventando, che so, "bittìni". Diminuiscono piuttosto di numero.

E' chiaro quindi che la compressione, in ambito informatico, è tutt'altra cosa rispetto al concetto intuitivo di compressione a cui siamo abituati, legato all'applicazione di una o più forze tendenti a ridurre lo spazio occupato da un oggetto.

La forza che occorre per comprimere un file è la forza del pensiero. Ovviamente non nel senso di telecinesi, ma nel senso di calcolo matematico. L'insieme dei calcoli aventi per scopo la riduzione delle dimensioni di un file o di un insieme di file prende il nome di algoritmo di compressione (in generale, nel linguaggio informatico, si definisce algoritmo una serie di operazioni logiche e algebriche, espresse in un linguaggio comprensibile all'elaboratore, la cui sequenza costituisce un programma).

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*Ultima modifica: 15/7/2004 ore 14:18