![[L'elefantino con la matita, logo del sito]](/img/ele.png)
seminario accessibilità | libro accessibilità | scritti | traduzioni w3c | forum | autore | mappa | tasti rapidi | cronologia | presentazione | il pesa-nervi
In virtù di quanto detto sopra, la principale
differenza che possiamo stabilire tra i formati di compressione
delle immagini grafiche è data dalla misura della loro
reversibilità. Un formato che è in grado di
restituire, al termine della decompressione, un'immagine
esattamente uguale – pixel per pixel – all'originale
com'era prima che venisse compresso, viene normalmente definito
con l'impronunciabile termine inglese lossless
. In
italiano potremmo tradurre con senza
perdita
oppure con non
distruttivo
. Viceversa, un formato di compressione
che non può assicurare una reversibilità assoluta,
viene definito in inglese lossy
, ovvero, in italiano,
con perdita
o anche
distruttivo
. La cosa che si perde o non
si perde è la fedeltà all'originale dell'immagine
ripristinata.
I grafici e gli impaginatori di professione devono conoscere
perfettamente le caratteristiche dei formati di compressione che
adoperano, se vogliono ottenere il meglio dalle manipolazioni che
effettuano sui file. Sarebbe infatti un grave errore salvare e
risalvare un file in un formato lossy
come il JPG, per poi
utilizzarlo alla fine in un formato "senza perdita" come il TIF.
E' invece corretto fare il contrario, ovvero salvare quante volte
si vuole un lavoro in corso d'opera in un formato non
distruttivo, per poi salvarlo solo alla fine, se necessario, in
un formato distruttivo. La regola (e la logica) vuole, insomma,
che l'archiviazione in un formato lossy
sia sempre
l'anello conclusivo della catena di trasformazioni a cui è
sottoposto un file.
Leggi:
L'efficienza del coefficiente
Vai a:
Diodati.org
> Guide, articoli, scritti
> Algoritmi di compressione...
Scrivi: info@diodati.org
Ultima modifica: 15/7/2004 ore 15:18