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05 Colori spettrali e colori non spettrali

Ora che abbiamo presentato gli attori biologici che stanno alla base del processo della visione dei colori, dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti e cercare di spiegare quale tipo di interazione, tra onde elettromagnetiche e coni presenti sulla retina, può generare la percezione di colori differenti.

A tal fine, è utile partire dal famoso esperimento di Newton del 1666, nel corso del quale il grande fisico e matematico inglese scoprì che la luce bianca, quando viene fatta passare attraverso un prisma di vetro, si scompone in una serie ordinata di raggi colorati.

Newton dimostrò così che la luce che ci appare bianca non è in sé monocromatica, ma è la somma di una serie di raggi, ciascuno dei quali – detto con la terminologia odierna – ha una differente lunghezza d'onda. A Newton si deve anche il primo modello di rappresentazione del colore, un cerchio che ha al suo centro il bianco e lungo la circonferenza, ordinatamente disposti, i colori scomposti dal prisma. I due colori agli estremi dello spettro visibile – il rosso e il violetto – sono giustapposti sulla circonferenza in modo da creare una transizione continua. Sette sono i colori identificati come principali in questo modello: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto.



Fig. 4 – La ruota dei colori di Newton

I colori presenti lungo la circonferenza del cerchio di Newton sono detti colori spettrali, intendendo con ciò il fatto che essi sono componenti identificabili dello spettro cromatico in cui l'interposizione di un prisma scompone la luce bianca. Ma esistono molti altri colori visibili, ad esempio il rosa e il marrone, non presenti in questa gamma. Si tratta dei cosiddetti colori non spettrali, generati da una mescolanza di due o più dei colori spettrali. Mescolando ad esempio in varie proporzioni i due colori estremi dello spettro visibile, il rosso e il violetto, si ottiene tutta una gamma di colori non spettrali, detti porpore. Il cerchio dei colori raffigurato qui sotto modifica appunto lo schema originale di Newton (che egli stesso giudicò manchevole e provvisorio), con l'inserimento dei colori non spettrali. Sono anche specificate le lunghezze d'onda, espresse in nanometri, che corrispondono alle percezioni dei singoli colori.



Fig. 5 – Ruota dei colori contenente anche i colori non spettrali (porpore).
I numeri rappresentano la frequenza in nanometri della luce

*Leggi: La teoria tricromatica della visione
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*Ultima modifica: 15/7/2004 ore 14:27