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Dopo aver dato uno sguardo generale agli obiettivi e ai limiti delle linee guida W3C sull'accessibilità, vediamo ora di specificare più in dettaglio chi sono (o dovrebbero essere) i principali beneficiari dell'applicazione di tali raccomandazioni. Fornire un simile elenco di possibili beneficiari è secondo noi molto importante: permette infatti di comprendere quanto sia vasto e diversificato il pubblico interessato all'accessibilità, e come realizzare siti accessibili sia una scelta valida di per sé, indipendentemente dagli obblighi di legge che saranno decisi in un prossimo futuro dal Parlamento italiano.
I primi beneficiari - come abbiamo già avuto modo di accennare parlando della definizione di "accessibilità" - sono le persone affette da alcune disabilità permanenti. Tra queste citiamo, senza pretesa di completezza:
E' difficile quantificare il numero complessivo dei disabili. Un documento dell'Unione Europea sull'accessibilità - "e-Accessibility", del settembre 2002 - prevede che nel 2020 circa il 25% della popolazione europea avrà più di 60 anni ed una sua parte cospicua sarà colpita da disabilità che la renderanno direttamente interessata alla fruizione di risorse accessibili. La già citata Emily Dixon, in un documento intitolato "UsableNet Introduction to Accessibility in Education", riferisce che i cittadini statunitensi che risultavano, al censimento del 1997, affetti da qualche tipo di disabilità erano 52,7 milioni, pari al 20% circa della popolazione complessiva. Quali che siano i numeri reali, si tratta in ogni caso di cifre di tutto rispetto.
Tuttavia i disabili in senso stretto sono solo una parte, e neppure la più cospicua, dei beneficiari dell'accessibilità. Invitiamo caldamente sviluppatori e committenti di siti commerciali privati, i quali dovrebbero essere esentati dai futuri obblighi di legge in materia di accessibilità, a valutare con attenzione il peso che potrebbero avere le seguenti categorie di utenti sull'utenza complessiva dei loro siti:
persone con normali problemi della vista quali miopia, presbiopia, astigmatismo, ipermetropia, cataratta, ecc.: sono milioni, soprattutto tra gli ultraquarantenni. La maggior parte delle persone affette da problemi della vista legati all'invecchiamento può incontrare problemi insormontabili nel leggere pagine scritte in caratteri minuscoli (il cui uso purtroppo va terribilmente di moda) ed essere costretta perciò ad abbandonare siti che altrimenti avrebbe utilizzato. Per rendere accessibile una pagina web ad utenti con normali problemi della vista occorre:
Persone anziane e/o dotate di scarsa o nulla preparazione informatica: una vastissima categoria di utenti, soprattutto in proiezione futura, che rimane sgomentata da interfacce troppo complesse, da pagine con troppi box, da menu di navigazione poco visibili, da pulsanti a scomparsa, da finestre pop-up, dalla richiesta imprevista di scaricare un plug-in, dall'uso di un gergo troppo tecnologico, ecc. ecc.
Persone di livello culturale basso o bassissimo. Da appositi studi risulta che ampi strati della popolazione italiana, benché abbiano frequentato le scuole dell'obbligo, versino in uno stato d'ignoranza prossimo all'analfabetismo. Per individui simili, Internet può rappresentare uno straordinario strumento di formazione personale, ma anche un ostacolo insuperabile, se si scontrano con pagine web basate su metafore e su linguaggi, che richiedono conoscenze di base di cui essi non dispongono. Definire sempre i concetti adoperati, evitare il ricorso inutile a fumosi termini in inglese, scrivere in modo chiaro e ordinato, evitare i refusi sono accorgimenti utili per rendere accessibili anche a questo tipo di utenti i contenuti pubblicati sul Web.
Persone che parlano un'altra lingua. Gli accorgimenti che permettono a utenti di basso livello culturale di accedere alle informazioni e ai servizi contenuti in una pagina web sono validi anche per facilitare l'accesso ai visitatori stranieri. Chi parla un'altra lingua può trovare infatti incomprensibile o poco chiaro l'uso di una terminologia potenzialmente ambigua, che risulta chiara solo a chi parla correntemente la lingua usata nel documento o a chi conosce bene la materia trattata.
Persone che usano software obsoleti. Chi gestisce siti già resi accessibili è abituato a trovare, nelle statistiche che tengono traccia delle visite ricevute, dati che indicano connessioni effettuate da utenti dotati di sistemi software antiquati rispetto alle tecnologie correnti: da Windows 3.1 a Windows 95, da Internet Explorer 3 a Netscape 3 e 4, se non anche versioni precedenti dei suddetti browser. Di solito, invece, chi gestisce un sito più o meno inaccessibile trova nelle statistiche di traffico soprattutto le tracce di connessioni effettuate per mezzo delle tecnologie software più recenti. E' sicuro che ciò accada perché il suo pubblico è composto tutto da utenti con dotazioni software all'avanguardia e non piuttosto perché l'inaccessibilità del sito ha via via allontanato tutti i visitatori in possesso di programmi datati?
Persone che dispongono di hardware obsoleto e connessioni lente. Sono questi tra gli utenti in assoluto più svantaggiati. Chi, per esempio, dispone di un processore Intel 486 con 8 Mb di RAM troverà pressoché impossibile caricare l'inutile animazione introduttiva in Flash, del peso di circa 1 Mb, che uno sterminato numero di siti si ostina a ritenere molto trendy. Per fortuna che è quasi sempre saltabile... purché si conosca l'inglese. Per qualche ignoto motivo, infatti, gli sviluppatori italiani trovano irresistibile scrivere, nel collegamento che permette di saltare queste odiose animazioni, la formula inglese "skip intro
", invece di un più comune e comprensibile "salta l'introduzione
", che sarebbe con ogni probabilità alla portata anche dei figli di pescatori tunisini immigrati di Mazara del Vallo o della sempre citata casalinga di Voghera.
Bisogna considerare che numerose scuole, enti senza scopo di lucro e famiglie economicamente disagiate possiedono computer vecchi o vecchissimi, comprati usati o donati da qualche azienda in vena di farsi pubblicità per mezzo di un po' di filantropia a buon mercato.
A ciò si aggiunga che, in molti casi, soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo, computer antiquati sono accoppiati a connessioni ad Internet incredibilmente lente, rispetto a quelle a cui siamo mediamente abituati in Italia. Non molto tempo fa, abbiamo saputo di ragazzi che si collegavano a Internet da Tirana, in Albania, con modem a 2400 baud: 1/23 della velocità di un normale modem da 56 Kb, 1/273 della velocità di una linea ADSL da 640 Kb! Per avere un'idea della difficoltà di acquisire informazioni da Internet quando si dispone di connessioni così lente, immaginate che in certi Paesi del Medio Oriente e dell'Africa è diffuso il ricorso ad appositi servizi (forniti da siti come PageGetter.com), che consistono nella spedizione via posta elettronica, agli utenti che ne fanno richiesta, del contenuto testuale delle pagine web che intendono consultare: sarebbe infatti troppo lungo e dispendioso, per questi utenti, attendere il caricamento di pagine che sono normalmente tarate per connessioni alla Rete molto più veloci.
Concludendo, per tutti quelli che dispongono di hardware molto datato e connessioni lente, la cura dell'accessibilità consiste soprattutto nell'approntare pagine web leggere, in cui la presentazione sia separata dal contenuto e in cui la consultazione non perda senso se effettuata senza le immagini.
Persone che usano sistemi e periferiche poco comuni. Benché in tanti siano convinti del contrario, c'è molta gente che si collega ad Internet con sistemi differenti dall'accoppiata Windows/Internet Explorer. Anche se le percentuali di utenti che usano altri sistemi sono in genere relativamente basse, il numero di configurazioni alternative è piuttosto alto e l'unione di tante piccolezze fa una discreta quantità complessiva, di cui perciò non solo è ingiusto, ma anche poco intelligente non tenere conto.
Nei file di log di siti accessibili non è raro trovare una discreta percentuale complessiva di utenti che usano sistemi operativi non Windows: Macintosh, Linux, Unix, BeOS, OS/2, Amiga. Ancor meno raro è trovare altri browser che non siano il solito Internet Explorer: tra i numerosi esistenti, citiamo Netscape nelle sue varie versioni, Mozilla con i "figli" Phoenix e Firebird, Opera, Galeon, Konqueror, i-Cab, Safari, Lynx.
A tutti questi, vanno aggiunti gli utenti che navigano utilizzando:
Per tutti questi tipi di utenti, la principale cura dell'accessibilità consiste nel progettare pagine indipendenti dalla periferica, non ottimizzate per nessun sistema operativo e per nessun browser in particolare: ovvero pagine con codice standard valido, altamente flessibili nella struttura, non vincolate ad una data larghezza orizzontale e leggibili anche da chi non è in grado di visualizzare i colori.
Persone che si collegano in condizioni ambientali difficili. A questa categoria appartengono gli utenti che navigano in situazioni in cui non possono adoperare le mani (per esempio perché stanno guidando l'automobile o perché stanno svolgendo lavori di precisione che richiedono l'uso delle mani) e quelli che si collegano da ambienti particolarmente rumorosi.
Per questo tipo di utenti, la cura dell'accessibilità consiste nel realizzare pagine navigabili indipendentemente dal dispositivo di input utilizzato e dotate di contenuti alternativi al canale sensoriale principale a cui si rivolge il contenuto.
Leggi:
Cosa significa 'separare il contenuto dalla presentazione'
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Ultima modifica: 15/7/2004 ore 15:38