SEMINARIO 31/03/2008 | libro accessibilità | scritti | traduzioni w3c | forum | autore | mappa | tasti rapidi | cronologia | presentazione | il pesa-nervi
La raccomandazione di separare il contenuto del documento dalla sua presentazione, utilizzando a tal fine un (X)HTML essenziale congiuntamente ai CSS, porta gli sviluppatori di pagine web a scontrarsi inevitabilmente con quello che possiamo definire a buon diritto il "pregiudizio della stampa".
Cerchiamo di capire qual è il problema e in cosa consiste questo pregiudizio. Usare i CSS2 per la presentazione conduce ad una conseguenza inevitabile: i browser più datati - quelli che non supportano affatto i fogli di stile, come Netscape 3 e Internet Explorer 3, o che li supportano malissimo, come Netscape 4 - non riprodurranno la pagina con la stessa impostazione grafica visibile nei browser più recenti. Se lo sviluppatore avrà usato determinati accorgimenti , al massimo riprodurranno la pagina senza formattazione alcuna, o con una minima formattazione, mostrando la serie dei contenuti nella sua semplicità essenziale.
È possibile nascondere i fogli di stile a Netscape 4, caricandoli per mezzo della regola '@import' all'interno dell'elemento STYLE (funzione che questo browser non supporta), piuttosto che per mezzo dell'elemento LINK.
A questa differenza "pesante", se ne aggiunge una più "leggera", ma altrettanto sentita dagli autori di pagine web. Anche i browser grafici più recenti, quelli cioè che supportano abbastanza bene l'uso dei CSS, come Internet Explorer 5-6, Netscape 6-7, Opera 5-7 e Mozilla nelle sue varie versioni, presentano differenze più o meno marcate nella resa di determinate proprietà (margini, bordi, spaziature, posizionamenti, ecc.).
Il risultato di tutto ciò è che lo sviluppatore intenzionato ad usare i CSS per la presentazione del documento si trova a dover fronteggiare difficoltà in certi casi insormontabili, nel tentativo di ottenere una presentazione visuale uguale sul maggior numero possibile di browser grafici in uso.
Ed è qui che entra in gioco il "pregiudizio della stampa". Internet infatti è una realtà molto giovane. Come fenomeno di massa non ha neppure dieci anni di vita. E' chiaro che sviluppatori ed autori, nel realizzare i loro modelli di impaginazione per il Web, si sono ispirati - e continuano in certa misura a farlo - alle regole di una realtà molto più antica e consolidata: la stampa su carta.
Come tutti sanno, l'impaginazione di uno stampato si basa su un accurato posizionamento dei contenuti: l'area stampabile è perfettamente nota ed invariabile; ogni titolo, paragrafo, colonna, immagine deve essere armonicamente inserito in quell'area stampabile. Qualsiasi lettore, in ogni copia stampata, vedrà i contenuti nella posizione esatta che l'impaginatore ha previsto.
Questa uniformità immutabile del documento stampato è però del tutto impossibile da ottenere nella visualizzazione di un documento web attraverso il monitor di un computer. Lo impedisce una serie impressionante di variabili, che tutte insieme concorrono a definire ciò che i singoli utenti finali realmente vedono sul loro monitor. Variabili quali:
Insomma, sono talmente tante le combinazioni possibili dei vari fattori in gioco nella sola riproduzione grafica di una pagina web, che è pura utopia presumere che l'esperienza ricavata dall'autore, nell'osservare sul monitor del proprio computer la pagina che ha sviluppato, sarà la medesima che proveranno anche gli utenti finali, che, nelle più disparate condizioni, si collegheranno a quella stessa pagina.
Eppure sembra che quasi tutti gli sviluppatori siano caduti, e cadano, proprio in questo strano errore: nel "pregiudizio della stampa". Sanno, naturalmente, che esistono molte variabili da controllare, ma pensano anche che, lavorando duramente per "mettere il bavaglio" alle numerose fonti di difformità, riusciranno alla fine a produrre una pagina che si veda allo stesso modo, più o meno come un foglio di carta stampata, almeno su tutti i principali browser.
Ed ecco allora giorni di lavoro spesi nel tentativo di annidare l'una dentro l'altra una serie di tabelle di impaginazione, piene di immagini spaziatrici da 1 o più pixel, in modo che una certa pagina appaia uguale sia su Internet Explorer 5 sia su una delle tante versioni di Netscape 4 (naturalmente quella installata dallo sviluppatore)... e non importa se la pagina pesa alla fine 120 kb, dà errore irreversibile su qualsiasi Macintosh ed il codice è una tale schifezza, che nessuna modifica sarà più possibile senza dichiarare lo stato di calamità!
Ed ecco, ancora, la necessità di bloccare la larghezza e l'altezza dei vari box presenti nella pagina su un numero determinato di pixel, in modo che l'utente, allargando o rimpicciolendo la finestra del proprio browser, non modifichi la visualizzazione delle proporzioni decise dall'autore... e non fa nulla se Tizio, che ha un monitor da 14 pollici impostato a 640 x 480, è costretto ad usare di continuo la barra di scorrimento orizzontale, mentre Caio, con il suo bel 21 pollici impostato a 2048 x 1536, vede tutto il contenuto della pagina in una piccola fascia sulla sinistra ed il resto dello schermo gli appare vuoto come il deserto del Sahara.
Ecco, ancora, le pagine "ottimizzate": "best viewed - l'inglese non deve mai mancare in una pagina ottimizzata... - su Internet Explorer 4 a 800 x 600"; "best viewed su Netscape 4 alla risoluzione di 1024 x 768", e così via... E chi usa un browser diverso? Chi preferisce un'altra risoluzione? Boh! Chi se ne frega?
Ed ecco infine - questa è storia dei nostri giorni - solitari sviluppatori evoluti che si dannano l'anima per applicare una serie di "hack" (cioè trucchi escogitati da alcuni smanettoni), allo scopo di ingannare certi browser, bacati nella riproduzione di alcune proprietà dei fogli di stile, in modo da ottenere alla fine esattamente la stessa visualizzazione della pagina su tutti i browser di ultima generazione su cui hanno effettuato le loro prove. Ma poiché nessuno sviluppatore dispone realmente della possibilità di testare una pagina in tutte le possibili combinazioni di sistema operativo, tipo e versione di browser, ecco che viene fuori un malefico utente a dire che sul suo browser - chissà perché sfuggito alle prove - quella pagina si vede proprio male... Dopo tanto lavoro!
Inutile dilungarsi in ulteriori esempi: sarà chiaro ormai per i lettori di questa guida che uno sviluppo basato sull'idea che tutti debbano vedere la pagina così come la vede il suo autore sul monitor del proprio computer (e, per inciso, che tutti debbano vederla...), se non è proprio una follia, è quanto meno una presunzione irrealizzabile e, per la fruibilità del Web, una fonte di conseguenze molto dannose.
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Ultima modifica: 15/7/2004 ore 15:39