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Dalle fonti citate nella Introduzione in merito alla verifica soggettiva sono state ricavate le seguenti undici caratteristiche che verranno considerate in modo da stabilire diversi livelli progressivi di accessibilità e fruibilità delle informazioni (es. livello *, livello **, livello ***).
Per ciascuna caratteristica si riportano alcuni esempi di sua applicazione ad un sito web.
percezione: le informazioni e i comandi necessari per l’esecuzione dell’attività devono essere sempre disponibili e percettibili (Livello *).
Esempi:
O c'è qualcosa di clamoroso che mi sfugge oppure tutti gli esempi di questo primo punto sono sbagliati.
Tutti riguardano, infatti, aspetti che facilitano - o
dovrebbero facilitare - la comprensione dei
contenuti, non la loro percezione. Usare un adeguato livello di
contrasto tra primo piano e sfondo: quello sì che riguarderebbe la percezione.
Ma creare un sommario dei contenuti, mettere le informazioni
importanti all'inizio, scrivere frasi brevi sono tutte accortezze
che influenzano la comprensibilità del contenuto, non la
sua percepibilità (si veda anche, in proposito, la
spiegazione presente nelle WCAG 1.0 sui due metodi generali su
cui le linee guida sono basate: ensuring
graceful transformation, and making content understandable and
navigable.
Il primo metodo riguarda la percepibilità,
il secondo la comprensibilità dei contenuti. Gli esempi
qui riportati sono tipici del secondo metodo).
L'ultimo esempio, poi, indipendentemente da se riguardi la percezione o la comprensione, è ambiguo nella formulazione e probabilmente inesatto. Innanzitutto bisognerebbe stabilire cosa si intende per "pagine troppo lunghe": 2.000 caratteri, 3.000 caratteri, 15.000 caratteri? Non è detto, inoltre, che fare pagine brevi sia sempre la miglior soluzione: dipende dall'argomento trattato e dal pubblico a cui ci si rivolge.
uso: le informazioni e i comandi necessari per l’esecuzione delle attività devono essere facili da capire e da usare (Livello *).
Esempi:
Anche in questo caso troviamo esempi che generano non pochi problemi.
Il primo punto dell'elenco sembra
sovrapporsi all'esame tecnico, richiesto alla
pagina precedente, che dice: Verifica dell’esperto
sull’uso degli elementi e degli attributi secondo le
specifiche del linguaggio. Ad esempio in HTML: gli elementi
Header sono stati utilizzati per strutturare il contenuto e non
per ottenere effetti grafici. [...]
Ciò dimostra bene,
se ce ne fosse bisogno, che è difficile
separare in modo chiaro e univoco ciò che
riguarda l'analisi tecnica del codice e ciò che riguarda,
invece, gli aspetti semantici del contenuto.
Il secondo punto, veramente fondamentale per l'accessibilità, meriterebbe un capitolo a sé: la semplificazione del linguaggio usato nei documenti pubblicati sul Web costituisce da solo un problema formidabile per l'accessibilità dei siti delle Pubbliche Amministrazioni. Non è pensabile di ridurre una materia così complessa ad un semplice accenno, come abbiamo in questo studio. Rimando per un approfondimento del problema ad alcuni capitoli della mia guida all'accessibilità: http://www.diodati.org/scritti/2004/guida/index.asp#sezione2-3.
Il terzo punto, quello relativo ai cambi di
lingua, risulta duplicato dal quinto,
evidentemente riprodotto uguale per errore. La limitazione
almeno per grandi blocchi di testo
sembra rendere lecito non
segnalare i cambi di lingua per singole parole. Dato l'attuale
scarso supporto delle tecnologie assistive ai cambi di lingua al
volo, mancare di segnalare dei cambi di lingua in una pagina web
non cambia le cose all'atto pratico. Il consiglio migliore per
raggiungere una buona accessibilità è, in
realtà, quello di ricorrere solo in caso di vera
necessità all'uso di parole straniere all'interno
di un testo in italiano.
Il sesto punto va in conflitto con la richiesta di usare i linguaggi di marcatura esistenti in modo conforme alle specifiche W3C. Per i fogli di stile disponiamo infatti già del media type print, che ci permette di utilizzare un foglio di stile specifico per la stampa, senza la necessità di ricorrere ad una versione alternativa in (X)HTML della pagina corrente, creata ad hoc per la stampa.
Il settimo punto non può essere sempre considerato una priorità: in siti molto complessi, allungare di una o due unità la serie delle operazioni per raggiungere un obiettivo può consentire di sfoltire la quantità - spesso enorme - dei menu di navigazione e dei collegamenti presenti in una singola pagina, rendendo più agevole per l'utente la comprensione della struttura generale dei contenuti.
L'ottavo ed ultimo punto si sovrappone a quanto stabilito dal requisito 19 delle verifiche tecniche.
In generale, il fatto che le verifiche soggettive ricontrollino in certi casi aspetti già esaminati da chi ha effettuato le verifiche tecniche, mi sembra una fonte di problemi non indifferente. Se le verifiche tecniche devono stabilire la presenza o l'assenza di requisiti oggettivi, allora non serve un successivo esame soggettivo. Viceversa, se non si tratta di requisiti veramente oggettivi, allora non dovrebbero comparire nell'elenco delle verifiche tecniche.
consistenza: stessi simboli, messaggi e azioni devono avere gli stessi significati in tutto l’ambiente (Livello *).
Esempi:
La cosa da cambiare d'urgenza è il nome del requisito: "consistenza" in italiano significa "solidità, resistenza". E' stata usata questa parola, evidentemente, come traduzione "a orecchio" dell'inglese "consistency" (termine appartenente alla categoria dei cosiddetti "falsi amici"). La parola da utilizzare in italiano è invece "coerenza". Allo stesso modo, vanno eliminate le occorrenze dell'aggettivo "consistente" nei vari esempi riportati, sostituendolo con l'aggettivo "coerente".
Venendo al contenuto degli esempi, non mi è chiaro che cosa si intenda per "oggetto" nell'ultimo della serie.
Modificherei anche il testo del terzo esempio nel modo
seguente: Rendere coerenti i titoli delle pagine con il testo
dei link che le referenziano
.
salvaguardia della salute (safety): capacità dell’ambiente di salvaguardare e promuovere il benessere psicofisico dell’utente (Livello *).
Esempi:
sicurezza: capacità dell’ambiente di fornire transazioni e dati affidabili, gestiti con adeguati livelli di sicurezza e riservatezza (Livello *).
Esempi:
Sia il requisito sia gli esempi allegati mi sembrano del tutto indifferenti ed indipendenti rispetto agli scopi dell'accessibilità.
trasparenza: l’ambiente deve comunicare il suo stato e gli effetti delle azioni compiute. All’utente devono essere comunicate le necessarie informazioni per la corretta valutazione della dinamica dell’ambiente (Livello **).
Esempi:
A parte l'esempio che dice di evitare caratteristiche e
funzionalità dipendenti da dispositivo
, gli altri
esempi mi sembrano degni di un terzo livello
(Livello ***, secondo la simbologia usata in questo studio)
piuttosto che di un secondo: mi sembrano infatti precauzioni
più vicine agli scopi propri
dell'usabilità che a quelli
dell'accessibilità in senso stretto.
apprendibilità: capacità dell’ambiente di consentire l’apprendimento del suo utilizzo da parte dell’utente in tempi brevi e con minimo sforzo. (Livello **).
Esempi:
aiuto e documentazione: fornire funzioni di aiuto come guide in linea e documentazione relativi al funzionamento dell’ambiente. Le informazioni di aiuto devono essere facili da trovare e focalizzate sul compito dell’utente (Livello **).
Esempi:
Il primo esempio è uguale al primo esempio del requisito 6: errore o sovrapposizione voluta?
Quanto all'oggetto del requisito, non mi è ben chiaro quando si richiede che siano presenti aiuti e documentazione sull'uso dell'interfaccia. Nel caso di siti dotati di funzionalità e servizi particolarmente complessi, avere degli aiuti specifici è certamente utile, se non addirittura indispensabile. Ma in molti altri casi, l'impaginazione prescelta dovrebbe essere autoesplicativa per quanto riguarda l'uso dei contenuti. Anzi, la presenza di documentazione di aiuto su come consultare un sito può essere vista come una sorta di fallimento dei criteri di comunicazione adottati dagli autori.
tolleranza agli errori: l’ambiente deve prevenire gli errori e, qualora questi accadano, devono essere fornite le modalità per recuperare in modo semplice eventuali errori di interazione e devono essere forniti appropriati messaggi che indichino chiaramente il problema e le azioni necessarie per recuperarlo (Livello **).
Esempi:
gradevolezza: capacità dell’ambiente di favorire e mantenere l’interesse dell’utente (Livello ***).
Esempi:
flessibilità: l’ambiente deve tener conto delle preferenze individuali e dei contesti (Livello ***).
Esempi:
La leggibilità dei caratteri e la loro ridimensionabilità sono aspetti importantissimi dell'accessibilità di una pagina web. Considerare tale requisito come un terzo livello (***) nella valutazione dell'accessibilità mi sembra veramente un errore. Propongo che la flessibilità dell'interfaccia, cioè la sua adattabilità alle scelte di personalizzazione degli utenti, sia riclassificata come primo livello nella scala di valutazione dell'accessibilità di un sito o di un'applicazione web.
Leggi:
1.4) Metodologie per la valutazione soggettiva articolata su più livelli...
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Ultima modifica: 20/10/2012 ore 02:02